Abstract

Il contributo analizza il modo in cui Pasolini ha trattato la figura di Cassandra nella sua traduzione dell’Orestea per la messinscena al Teatro Greco di Siracusa (1960) e nel film Appunti per un’Orestiade africana (1970). La sintonia del poeta italiano col personaggio di Cassandra, percepito come emblematico di quel mondo ‘barbaro’, primitivo e irrazionale, da cui era fortemente attratto, emerge già nella traduzione dei versi eschilei approntata per lo spettacolo siracusano. Ma è nel successivo film che Pasolini adotta una scelta di grande originalità e densa di significati: quella di sostituire nella scena della profezia di Cassandra la parola con la musica. Per un linguaggio come quello profetico, lontano dai meccanismi abituali della comunicazione verbale e privo di referenzialità, il regista opta per un continuum di musicalità assoluta, scandito dal sax di Gato Barbieri e dai vocalizzi della cantante nera Ivonne Murray.

The paper analyses the way Pasolini treated the figure of Cassandra in his translation of the Oresteia for the staging at the Greek Theatre of Syracuse (1960) and in the film Appunti per un’Orestiade africana (1970). The Italian poet’s harmony with the character of Cassandra, perceived as emblematic of that ‘barbaric’, primitive and irrational world to which he was strongly attracted, already emerges in the translation of Aeschylus’ verses for the Syracuse performance. But it is in the later film that Pasolini makes a highly original and significant choice: in the scene of Cassandra’s prophecy, he replaces words with music. For a language such as prophecy, far from the common mechanisms of verbal communication and lacking in referentiality, the director opts for a continuum of absolute musicality, punctuated by Gato Barbieri’s saxophone and the vocals of the black singer Ivonne Murray.

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