Articolo
Abstract

La presentazione della ottantaseiesima puntata della REE si apre con la triste notizia della repentina scomparsa di uno dei suoi redattori, Luciano Agostiniani, avvenuta nei giorni in cui veniva licenziato per la stampa il numero precedente degli Studi Etruschi. Rimandando ad altra occasione il ricordo di uno studioso che tanto ha contribuito all’approfondimento della conoscenza dell’etrusco, se ne rimpiange qui la competenza epigrafica e linguistica, dedicandogli intanto questo corposo complesso di schede di epigrafi, che i tanti collaboratori (quest’anno sono ben trentuno) hanno voluto che comparissero in questo fascicolo della Rivista.
In questo rilevante complesso, ben quarantadue sono le iscrizioni inedite, e ventinove quelle edite, per un totale di settantuno testi, esattamente lo stesso numero di quelli dello scorso anno.
Tra le inedite, si segnalano le dodici provenienti dagli scavi pisani di Piazza Duomo, della chiesa di San Sisto e di Via Marche, prevalentemente, ma non solo, costituite da testi brevissimi, sigle e contrassegni (1-12), e quelle, altrettanto numerose, dal territorio di Volsinii (24-34). Tra queste ultime, spicca il bel kantharos arcaico di bucchero, che reca sulle anse la lettera iniziale e quella finale della serie alfabetica di seconda fase (24). Nutrito è anche il gruppo dall’Agro chiusino e da quello senese, costituito anche da testi dispersi, ma ricordati da eruditi e scavatori della fine del XIX secolo (13, 15-20). Di particolare interesse appare la testimonianza, finora unica, di un graffito, con indicazioni probabilmente numerali, proveniente dall’interno di una miniera sul Monte Spinosa, nel territorio di Populonia (22), alla quale si aggiungono la nuova dedica, espressa in forma complessa su un piatto dal santuario della Grotta Lattaia sul Monte Cetona (14), la epigrafe, purtroppo estremamente lacunosa, iscritta sulla lastra di chiusura di una tomba a camera dalla necropoli di Casenovole presso Civitella Paganico (21), la tessera lusoria, la sola con un termine etrusco, probabilmente tratto dal linguaggio omoerotico, da Musarna (36), e infine la iscrizione su coppa attica da Otricoli, in territorio umbro (37). Merita una citazione a parte l’antichissima iscrizione su calice di impasto di possibile provenienza ceretana, che rientra tra le iscrizioni parlanti con il termine θafna (40). Tra i documenti privi di sicura provenienza, accanto a un’urna di area chiusina con iscrizione graffita conservata negli USA (39), particolarmente importante è la statuetta bronzea sul mercato antiquario con lunga iscrizione di dedica (41).
Le riproposizioni di testi pubblicati fuori della rivista riguardano documenti di prim’ordine, come la stele arcaica da Poggio Colla, nell’Agro Fiesolano (43), e il gruppo delle statue e statuette bronzee iscritte dal deposito votivo di S. Casciano dei Bagni (52-56); ad esse si aggiungono interessanti revisioni di testi perugini, chiusini, volsiniesi e tarquiniesi.
Infine, nella Parte III si pubblicano alcune importanti annotazioni di eruditi chiusini del tardo ’800 che portano elementi di novità relativi alle scoperte e ai corredi epigrafici di taluni noti ipogei di area chiusina e senese (64-71).
Insomma, si tratta di una importante raccolta di documenti per la quale ringraziamo i collaboratori, rinnovando l’auspicio che l’appello, tante volte lanciato da queste pagine, venga ancora raccolto dagli studiosi delle Soprintendenze, delle Università e degli altri Istituti di ricerca italiani e stranieri, che operano nei territori dove si è sviluppata e diffusa la cultura scrittoria degli Etruschi.

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