Le ceramiche argentate e a rilievo in Etruria nella prima età ellenistica

Le ceramiche argentate e a rilievo in Etruria nella prima età ellenistica

Laura Maria Michetti

Monumenti Antichi, 61

serie miscellanea, 8

2003, pp. 284, Tavv. 147 di cui 12 a colori, cm 24 x 34, Brossura

88-7689-198-6

0391-8084

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Abstract

Dalla prefazione di Giovanni Colonna 
Questo libro fa il punto delle conoscenze su un'importante produzione di ceramiche etrusche da tavola e d'apparato, sulle quali è mancata finora un'adeguata trattazione d'insieme. Non si può infatti considerare tale quella data da J.D. 
Beazley nei due brevi capitoli aggiunti in coda al suo classico Etruscan Vase Painting del 1974, nella convinzione, a torto non condivisa da chi più recentemente ha affrontato lo stesso tema, che ceramiche ampiamente "figurate" come queste non dovessero mancare in un libro sulla pittura vascolare etrusca. .... La produzione dei vasi a rilievo, per lo più argentati, occupa un posto di primo piano in quel fenomeno di grande rilevanza storica che è stata la "koiné" culturale etrusco-italica del primo ellenismo. Lo dimostrano l'ambiziosità dei programmi decorativi, la pluralità delle fabbriche (che vengono localizzate a Falerii, Orvieto e Volterra), l'intensità dei rapporti intrattenuti con la toreutica tarantina e macedone, anche grazie alla supposta mediazione di Preneste. 
Il lavoro della Michetti, frutto di molti anni di ricerche, raccoglie e cataloga oltre 700 vasi, in buona parte inediti o seminediti, ne studia attentamente le forme, ne esamina e ne interpreta con competenza le figurazioni, risalendo ai modelli e alla loro circolazione tra le varie officine dell'Italia centrale, e tra queste, la Magna Grecia e il mondo ellenistico. 
La dovuta attenzione è inoltre rivolta al significato ideologico dei "servizi" vascolari, funzionali al banchetto ma solo in chiave simbolica, essendo di fatto riservati ai defunti, con un apprezzabile tentativo di definirne in termini sociologici la committenza. Né si trascura l'analisi dei contesti di provenienza, che consente all'Autrice di sostenere in modo convincente, contro opinioni tuttora largamente diffuse, una cronologia alta della produzione, tra la metà del IV e quella del III secolo a.C. Il che è tanto più interessante, in quanto l'epicentro della produzione è a "Volsinii", teatro in quei decenni della fallita ascesa al potere dei ceti subalterni. 
Un libro, in conclusione, solidamente costruito, che fa certamente progredire la conoscenza della civiltà artistica dell'Italia preromana. 

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